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Area Donna
Mastoplastica Additiva
La chirurgia plastica estetica applicata al seno è tra le più richieste. C’è chi vuole cambiargli forma, chi ridurlo, chi sollevano ma la maggior parte delle donne si avvicina alla chirurgia per aumentare il volume del proprio seno mediante l’inserimento di protesi.
• I canoni di bellezza puntano su forme molto naturali, possibilmente a goccia, contro l’ormai superata moda dei seni “a palloncino”, troppo gonfi per risultare credibili.
• I migliori risultati sono dunque quelli che non sembrano essere frutto della chirurgia. Ecco in che consiste l’intervento e i dettagli sulle protesi.
La posizione
Si può scegliere se collocare le protesi tra la ghiandola mammaria e il muscolo oppure sotto sia la ghiandola che il muscolo. La prima tecnica è la più utilizzata mentre si ricorre alla seconda quando la persona è molto magra o ha pochissimo seno naturale: in entrambi questi casi la protesi inserita tra la
ghiandola e il muscolo potrebbe risultare evidente al tatto e alla vista.
L’intervento
Un intervento di mastoplastica additiva (cioè di aumento del volume del seno) ha una durata media che va da 45 a 90 minuti e viene eseguito in anestesia generale o in anestesia locale con sedazione.
L’utilizzo di farmaci molto ben tollerati quanto efficaci consentono comunque di eseguire il tutto in day hospital, senza bisogno di ricovero notturno. Esistono almeno 3 o 4 tecniche di intervento che differiscono soprattutto per la posizione delle incisioni da cui il chirurgo introduce le protesi.
Incisone sottomammaria
Il chirurgo esegue un’incisione ad arco di circa 3 o4 cm lungo il solco sottomammario.
Questo tipo di apertura offre una via d’accesso molto comoda che permette di arrivare subito a ridosso della ghiandola mammaria e del muscolo.
Il chirurgo ha una buona visuale e può lavorare in maniera diretta. Inserisce così la protesi (sopra o sotto il muscolo, vedi box accanto) e richiude l’incisione in modo che la piccola cicatrice sia poco visibile.
Incisione periareolare
L’incisione in questo caso interessa metà areola: l’arco viene eseguito lungo il perimetro, laddove la pelle cambia colore. Per inserire la protesi si può scollare la cute per aprire un passaggio al di sotto della ghiandola oppure si seziona
la ghiandola per ottenere una via d’accesso diretta fino al muscolo.
• Il chirurgo inserisce la protesi e richiude. La cicatrice si nasconde mimetizzandosi nel passaggio di colore tra la pelle del seno e quella (più scura) dell’areola.
Per via ascellare
Meno frequente anche se lascia cicatrici più nascoste è la tecnica per via ascellare.
• Il chirurgo ricava la via d’accesso con un’incisione di 4cm sotto l’ascella. Scolla i tessuti fino alla ghiandola mammaria.
• Da questo passaggio inserisce la protesi. E una tecnica che lascia cicatrici lontane dal seno e nascoste. Ma è anche l’intervento più complicato perché meno diretto e non permette al chirurgo una buona visione del campo operatorio.
• Questo intervento può essere anche fatto in endoscopia. Dalla stessa incisione il chirurgo entra con strumenti sottili e lunghi e scolla i tessuti.
Con una mini telecamera segue l’intervento e opera guardando un video.
• Il vantaggio della visione diretta permette un’esecuzione molto più precisa degli scollamenti e un migliore controllo della coagulazione. Inserisce le protesi, se serve, un tubicino di drenaggio e richiude le incisioni.
Dopo l’operazione
Il recupero post operatorio cambia soprattutto in relazione alla posizione delle protesi, cioè se queste sono state inserite tra la ghiandola e il muscolo oppure sotto ghiandola e muscolo.
Nel primo caso la convalescenza è meno dolorosa e un po’ più breve: già dopo una settimana si può tornare al lavoro e dopo un mese fare sport e tutte le normali attività.
Nel secondo caso il recupero prevede: niente sforzi per 15 giorni e una ripresa totale in 40. In entrambi i casi si porta una fasciatura speciale e poi un reggiseno elastico.
Gli inconvenienti
Eventuali inconvenienti sono legati soprattutto alla presenza delle protesi. Queste, infatti, sono sempre un corpo estraneo e vanno controllate periodicamente. Possono andare incontro a modificazioni (di forma, volume, rotture e altro) o suscitare un’eccessiva reazione cicatriziale” (contrattura capsulare) con indurimento e deformazione del seno.
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